Canicattì è un comune in provincia di Agrigento che conta circa 34.000 abitanti.
Il suo territorio si estende per circa 95 km quadrati tra le province di Agrigento e Caltanissetta, in una valle formata dai rilievi di monte Bordaro Serra Pulera e Pizzo Giummello.
Esso confina ad est con Campobello di Licata, ad ovest con il piccolo comune di Castrofilippo, a nord con Montedoro e a sud con Naro.
Posta ad un'altitudine di 600 metri, i suoi terreni sono in gran parte seminativi (coltivazioni miste e specializzate, alberi da frutto).
Ciò è favorito dal clima mediterraneo ancor più mitigato dall'altitudine; non si raggiungono pertanto le alte temperature tipiche di Agrigento, che seppur ventilato è in posizione costiera, ma neppure le temperature basse invernali tipiche dei rilievi in direzione di Palermo (Monte Cammarata) e di Caltanissetta (ad esempio a Mussomeli), dove si possono verificare anche delle nevicate.
In questo modo l'agricoltura è stata particolarmente avvantaggiata e fornisce da sempre la fonte principale di ricchezza della cittadina.
Il suo nome ha un'etimologia incerta, infatti secondo alcuni deriva da Hadaq-attin, poi divenuto Kandaq-at-tin, centro urbano che risulta indicato nella toponomastica araba durante la dominazione musulmana in Sicilia.
Un altro temine utilizzato per quel luogo sempre in quel periodo era Al Qatta.
In realtà con questi due nomi si distingueva la parte alta del paese da quella bassa: Kandaq-at-tin significa fossato di fango ed in effetti la zona a valle che ora corrisponde a via Capitano Ippolito e via Cesare Battisti era attraversata da un torrente fangoso, piccolo affluente del fiume Nero, attualmente coperto a canale. Al Qatta significa invece 'tagliatore di pietre' e si riferisce alle cave di pietra presso la sorgente di Borsalino.
Comunque sia la traduzione latina per la città fu Candicattinum, con chiara derivazione dal primo termine.
Il torrente fangoso passa ancora attorno alla collina del castello, mentre in città il suo corso, che formava un fossato, popolarmente chiamato Vallone San Diego,fu ricoperto da una strada, l'attuale via Capitano Ippolito.